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L’11 maggio 1946 Arturo Toscanini diresse il concerto di riapertura del Teatro alla Scala, appena ricostruito dopo che i bombardamenti l’avevano parzialmente distrutto.
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Non fu soltanto un evento musicale, ma l’inizio di una nuova era per il Paese: una sorta di rito laico, celebrato dal vecchio maestro che tornava nel suo Paese dopo otto anni di esilio e dopo essere diventato, con la forza della sua bacchetta, un simbolo della lotta al nazifascismo e dell’affermazione della libertà dei popoli. Non si potrebbe tuttavia comprendere il vero significato di quella giornata senza ripercorrere la storia del nostro Paese a partire dalla nascita del fascismo. È quanto questo libro si propone di fare, dipingendo un grande affresco in cui musica e politica s’intrecciano nelle vicende che coinvolsero Toscanini, la Scala, il regime che spinse il maestro a lasciare l’Italia e le tragiche conseguenze dell’entrata in guerra.
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