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Sembra addormentato l'uomo seduto a terra contro un ippocastano del viale, circondato da un marasma di foglie e rami spezzati dal nubifragio della notte precedente. Ma non dorme, è stato ucciso altrove, con ferocia, e spostato lì dove la pioggia ha lavato via ogni indizio.
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Agli agenti basta poco per riconoscere in quel corpo Riccardo Mazza, noto storico dell'arte e curatore di una mostra su trenta capolavori ritrovati inaugurata in pompa magna appena poche ore prima. A occuparsi del caso è il commissario Amedeo Alessandri, che di una vittima celebre come quella farebbe volentieri a meno. Come avrebbe fatto a meno di partecipare all'inaugurazione dove ha stretto la mano proprio all'uomo che ora giace, composto e senza vita, di fronte a lui. Lui che da vent'anni non ha più aperto un libro d'arte, non ha più guardato un dipinto, un catalogo; vent'anni trascorsi dalla morte di un altro stimato storico dell'arte, suo padre. Ma in quest'indagine ci sono altri elementi a turbare il commissario: il medico legale gli ha fatto sapere che il cadavere è istoriato con la parola falso, tatuata ovunque centinaia di volte, ossessivamente, con l'unica eccezione della testa e delle mani. E poi, nell'appartamento della vittima, vuoto come la cella di un monaco, viene rinvenuto un reperto che lo riguarda, destinato a far sanguinare vecchie ferite di un passato che non passa.